2018
L’intervento di sensibilizzazione dei neonatologi tramite il gruppo Balint

Realizzato nel 2018 presso l’U.O. Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale San Raffaele di Milano verrà presentato tramite un poster al Convegno SIN che avrà luogo dal 25 al 29 settembre 2019 a Catania.


Di seguito il contenuto dell’abstract dagli atti del XXV Congresso Nazionale Società Italiana di Neonatologia, Catania, settembre 2019:

Burnout dei medici e distress dei genitori in Terapia intensiva neonatale. Intervento di sensibilizzazione degli operatori sulla relazione con i genitori tramite un Gruppo Balint
Colombini M.I., Poloniato A., Pavani D., Lanzini S., Barera G.

Introduzione: Diversi studi hanno segnalato il carico emotivo di medici ed infermieri impegnati in un reparto TIN dove le angosce di genitori di neonati prematuri, a rischio di grave compromissione o di sopravvivenza, vengono facilmente riversate sugli operatori. Al fine di cautelarsi dall’ansia che rende il rapporto di cura a volte troppo coinvolgente, essi tendono, a livello inconsapevole, ad attivare meccanismi difensivi eccessivi e inappropriati per una lettura distorta delle istanze di ascolto dei genitori. Quando non avviene da parte del medico il riconoscimento dello scambio di sentimenti ed emozioni in gioco con il genitore, ne consegue facilmente l’insorgenza di burnout.
Obiettivi: Individuare note di distress degli operatori, sensibilizzare gli operatori ad una relazione di cura che tenga conto dello scambio emotivo con i genitori, stimolare negli operatori il riconoscimento di meccanismi difensivi disfunzionali nella ‘prendersi cura’.
Metodo: Programma di sensibilizzazione degli operatori del reparto TIN tramite la conduzione di incontri di gruppo secondo il metodo Balint. Tale modello tramite l’analisi delle interazioni avvenute tra operatori e genitori ed i contributi tratti dalla discussione del gruppo dei partecipanti, consente di mettere in luce le dinamiche funzionali o disfunzionali nella relazione di cura. Partecipanti: 9 (5 neonatologi, 1 vigilatrice d’infanzia, 3 infermieri), 6 sessioni di gruppo.
Risultati: Il focus delle discussioni tra i partecipanti si sono principalmente focalizzate su istanze di miglioramento delle performances di comunicazione con i genitori. Ciò ha reso particolarmente problematico il riconoscimento dei meccanismi difensivi messi in gioco nelle dinamiche evidenziate dalle ‘vignette’ portate dai partecipanti alla discussione del gruppo. L’attivazione di difese rispetto all’angoscia ed alla sofferenza dei genitori per le condizioni di rischio dei neonati in molte occasioni ha impedito negli operatori il riconoscimento delle emozioni proprie e di quelle espresse dai genitori. In medici ed infermieri sono stati rilevati indicatori di condizioni di burnout. Modesti risultati emergono riguardo alla sensibilizzazione degli operatori sullo scambio emotivo in gioco con i genitori e riguardo al riconoscimento delle dinamiche disfunzionali alla ‘care’. Al fine di migliorare l’intervento mirato alla ‘care’ si ritiene importante attivare un’analisi approfondita degli indicatori di distress degli operatori e dei genitori.

 

 

Conclusioni: La relazione con i genitori viene vissuta dagli operatori principalmente come un problema associabile a questioni che esulano dallo specifico mandato professionale. Atteggiamenti e comportamenti dei genitori fuori misura verso il reparto, evitanti o aggressivi, originati dalla loro tensione interiore e dall’angoscia per la condizione del figlio, innesca negli operatori distanziamento emotivo e distress, piuttosto che ascolto ed accoglienza.
Il percorso intrapreso non ha fornito evidenti risultati di sensibilizzazione degli operatori del team, ma ha permesso di individuare le loro difficoltà nella relazione con i genitori e la necessità di programmare un approfondimento a breve termine, impostato sull’analisi di indicatori di distress sia negli operatori che nei genitori. Tali dati potranno essere utilizzati per realizzare un cambiamento della ‘prendersi cura’ basato su un ascolto empatico dei bisogni dei genitori da parte degli operatori del TIN.

 

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